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lunedì 01 gennaio 2007

Segnalatore d'incendio

Super8 - 70 min. 1989-1991

ImageSegnalatore d’incendio resta finora la prova cinematografica narrativamente più complessa della NMP. Se in Nobody Barbon – primo super8 in assoluto – erano già presenti quasi tutte le caratteristiche principali del cinema NMP (l’attenzione per le piccole figure senza importanza, la bruttezza dell’uomo - consumatore - qualunque, cinico oltre la sua volontà e rappresentato sempre in misere e abbiette o ridicole azioni quotidiane, il tratto grottesco e surreale come elemento necessario per muovere le storie, le idee, la poesia), in Segnalatore d’incendio si tenta di sistematizzare il tutto in una storia dall’architettura più elaborata e strutturata, con due protagonisti che si gettano nella vita per uscirne sempre più attraverso il teatro, o meglio “la vita teatrale” e cioè la rappresentazione di personaggi reali da loro impersonati o, potremmo dire, posseduti nella realtà e non su di un palcoscenico. Metafora del contemporaneo vivere quotidiano in cui si recita a soggetto, elaborazione artistica della molteplicità di ruoli a cui è spesso costretto l’individuo durante la sua vita, da ciò ha così origine all’interno film stesso una serie di sketch che scandiscono il ritmo e sono a tutti gli effetti “stazioni” Imagedi un dramma espressionistico dell’Io che tende al culmine e che, come accadrà, porterà i due verso un progressivo scollegamento dalla realtà. Mossi da un sogno – “un vero bosco fa parte della realtà ma anche il sogno di un bosco” recita l’illeggibile citazione posta a margine del film e tratta da un libro di Anna Segers –, un’apparizione, un’allucinazione o forse, più propriamente, dal loro sconforto di fronte ad un’umanità che sembra auto-condannarsi, i due soggetti vogliono credere di possedere, anzi di aver ricevuto in custodia, un cronometro che segna il countdown verso la fine del mondo. Ma loro, sapendo di non poter essere presi sul serio, non solo non comunicano a nessuno l’incredibile scoperta bensì scappano addirittura consapevolmente da se stessi, entrando negli altri, recitandone il ruolo nella quotidianità che appare loro sempre più finta e irreale. Ed essendo il tratto espressionistico eccessivo ed esasperato si arriva fino a scene come quelle dei 2 bagnanti o dei due coatti in mezzo alla natura in cui un guardiano li avvisa dell’imminente spegnimento del tutto (del sole, dei prati etc., essendo tutto una finzione, una specie di set televisivo). ImagePur essendo alcuni momenti esilaranti – la comicità è un tratto distintivo a cui la NMP non può mai rinunciare - il film trasmette una tristezza ed un senso di rassegnazione che la NMP eviterà di perseguire in seguito o che comunque non raggiungerà più allo stesso livello. Girato veramente con 4 soldi il film mostra con estrema evidenza tutte le difficoltà di un gruppetto di amici squattrinati che vogliono fare cinema senza averne assolutamente i mezzi. E a rivederlo vent’anni dopo (fu girato tra l’89 e il 1990) riesce quasi a commuovere per l’ingenuità e la genuinità che sottende al film. Ma in questo caso la storia c’era eccome, insieme all’impegno dei partecipanti. Ed è proprio tutto questo a rendere forse ancora gradevole la visione di questo unicum nella cinematografia della NMP.

 
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